Figli dei padri giusti

Corsa inabissata, rispetto equivoco. E’ il vento della burocrazia a lasciare immobile il palazzo. Si affretta ora dopo ora, languisce fra adulazioni di fango. E’ la carriera di giovani mediocri. L’assenza di ogni poesia. Cieca ubbidienza. Ascolto affettato. Parole dispensate a un telefono da facce nemiche. E i meno attesi dei vincenti. Le ultime carte di un mazzo truccato. Si gloriano di lodi artefatte. Vestono abiti di sogno. Ma nascondono nell’intimo un vuoto imperioso. Costruiremo loro un monumento. Il grasso fogliame di un albero cavo. Gonfia di boria la nullità dell’Italia. Torino soffoca di finti eroi. Figli dei padri giusti.