Sono erba di cimitero

Esteban cambiava le ruote. Là, sotto il Teatro Nazionale, qualcuno gliele aveva tagliate. Aveva occhi di padre. Erano lunghi libri di storia, ciò che pensava di nascosto. Correva di giorno sul Malecón, una piccola vettura cecoslovacca. Ridotto subito, alla vita di oggi. Autista di giorno, scrittore di notte. Diceva che il destino dei curiosi è di non dormire. No falta, è Dio che ti vuole vivo. Per questo forse non legava i pacchi sul tetto, li lasciava volare. Si accendeva una sigaretta – tabacco popolare – e poi inseguiva una donna. I significati ancora li cerco. Sono erba di cimitero.


  1. rem says:

    a volte mi piacerebbe lasciare un commento solo che mi vengono in mente solo cose banali, e qui non vanno bene. Così rimango un po’ imbambolato perché vorrei testimoniare il fatto che ho letto e ho apprezzato ma non vorrei usare il “mi piace” di FB che mi sembra troppo semplice e di comodo. Così ho pensato che potrei lasciarti un segno minimo di riconoscenza scegliendo sulla tastiera il segno d’interpunzione che mi appare più consono.
    oggi è questo:
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