Il monarca telefonò alla televisione. Era come se chiamasse se stesso. Dal solaio urlava verso la cantina. Sorprendeva i servitori mentre frugavano fra i suoi averi. Non accettava repliche. Attaccò la cornetta colmo di apparente sdegno. Aveva negato l’evidenza. Poi si era fatto paladino della legalità. Non sopportava che qualcuno gli ricordasse ciò che faceva. Invocò il sacrosanto diritto di violare le norme. Il sindacalista lo difese. Non poteva essere altrimenti. Ormai trovava legittimazione alla sua corte, non fra i lavoratori che avrebbe dovuto rappresentare. Il presentatore ricordava le dittature. I giornalisti sorridevano. Gli schiavi correvano. E io mi incazzavo.
Archive for the ‘Ahi, Serva Italia’ Category
C’è qualcosa che va oltre le ragioni di una occupazione studentesca o del suo sgombero. Sono le immagini di una cinquantina di ragazzi disarmati chiusi fra due bracci di poliziotti armati fino ai denti. Il manganello corre ben oltre la difesa di una linea. Sotto quella divisa alberga un doppio fascismo. L’uno è braccio, ferisce ciecamente e senza ragione. Per il piacere di offendere. L’altro è nascosto altrove, arma la povertà dei poliziotti contro una generazione di disoccupati. E’ questo che mi preoccupa maggiormente: è convinto di poter regnare contro la società. Ne userà la rivolta. E continuerà a soffocarla.
Buca fonda, e terra addosso. Ora che Giulio Andreotti è morto i media lo incenseranno come uno statista di lungo corso. Una vittoria diabolica. Bisognerà aspettare qualche secolo perché la sua figura venga ridimensionata: non era né uno stratega né un sapiente. Si accomodò nelle stanze del potere, ne seppe scoprire i trucchi. E mise a frutto una copiosa intelligenza delle debolezze altrui. Tramò indisturbato per decenni, barcamenandosi fra le correnti della Democrazia Cristiana. Lo scandalo Sifar, il caso Moro, il delitto Ambrosoli e i voti della Mafia. Più che gli scandali, ricorderemo il suo vizio. La ragion di Stato.
Restaurazione. Il Governo che giurerà oggi sulla Costituzione della Repubblica non sarà un agente di cambiamento. E’ chiamato a normalizzare il Paese, fin dalla sua composizione. Garantirà a Silvio Berlusconi una sostanziale immunità, a fronte dei processi nei quali è imputato. Imporrà le politiche di austerità definite in sede europea. Mitigherà la dinamica salariale e gestirà le crisi industriali che verranno. Di fatto, rappresenta l’ultima ridotta di un sistema politico in pieno disfacimento. Come nel biennio 1992-1994, l’aspirazione al cambiamento di un intero popolo sta per essere sedata dal sistema di interessi e poteri già costituito. Ci aspettano mesi difficili.
Perché la Costituzione della Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito Fascista? Alcuni sostengono che il reato di apologia del fascismo sarebbe in contraddizione con i principi del liberalismo. Non sono né filosofo né costituzionalista, ma ho una mia idea. La Costituzione non può accettare il fascismo proprio perché il fascismo nega a priori l’eguaglianza (art. 3) e la libertà di espressione (art. 21). Non solo il fatto è storicamente dato in Italia, a partire dalla Marcia su Roma (Lussu); ma al tempo stesso la Costituzione garantì comunque a tutti eleggibilità e diritto di voto. L’alternativa? Ricominciare la guerra civile.
La rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica non è un colpo di Stato. Chi ha dubbi a riguardo adisca alla Corte Costituzionale. Questa elezione è l’arrocco ottuso di un sistema politico che ha deciso di governare contro l’urgenza di cambiamento che promana dalla società. Invocando la marcia su Roma, Beppe Grillo non fa che spianare la strada a chi il golpe lo vorrebbe per davvero. Le poche schiene diritte rimaste nel Partito Democratico ora devono rompere gli indugi insieme a Sinistra Ecologia e Libertà. L’Italia ha bisogno di una opposizione parlamentare intransigente e pacifica. Una Sinistra da rifare.
->Vivere in trincea<-
Betta ha venticinque anni. Vive in un piccolo paese grilloleghista del Nord, e nel 2008 prese parte alle delegazioni nazionali e regionali dei Giovani Democratici. Mesi fa mi disse che allora si dimise dopo aver capito che l’unica ragion d’essere di quella assemblea era fotografare una folla che applaudiva Walter Veltroni. Pochi giorni fa mi ha scritto, dura come una sentenza: “Io dichiaro ufficialmente e irrimediabilmente chiuso il mio rapporto diretto o indiretto con il PD”. Ieri i parlamentari del Partito Democratico hanno ucciso il proprio padre. Sono alcune delle teste di legno che allora applaudivano, e non ebbero il coraggio di dimettersi.






Twitter
Facebook
LinkedIn
FourSquare
GooglePlus
Flickr