Posts Tagged ‘Via Po’

Urla, magari botte

No Comments »

Rompo gli occhi su studenti in marcia. Occupano le scuole, gridano nei rettorati. Sono pochi e determinati. Aspettano che la marea si alzi. Dubitano di tutto, in primo luogo di se stessi. Conoscono troppo, continuano a cercare. Non vedono il limite dei dogmi, ma si sentono liberi: non posso abbandonarli. Vogliono un pezzo di futuro: hanno ragione. Credono che basti e, del resto, non possono vivere senza. Andrà tutto come sempre. Urla, magari botte. Fiamme accese, saranno piccole vittorie. Poi il flusso si sgonfierà. I migliori si ritireranno esausti. I mediocri, invece, saliranno le scale di un nuovo immutato potere.


Lui è rimasto a casa

2 Comments »

I figli dei ricchi giocano in un antico salotto. Si rincorrono fra plastiche invisibili. Ignorano gli sguardi umili e rassegnati di un servitore muto. Le madri discorrono di letteratura. Siedono avvolte in stoffe preziose. Ostentano una bellezza sfacciata. Confessano indirettamente la ragione del proprio status: sono il presupposto di una razza codarda. Lui è rimasto a casa. L’uomo invisibile finge di lavorare fra le cosce di una prostituta. Si lecca le ferite dell’infanzia fra progetti naufragati. I signori in nulla divergono dai poveri. Vivono le stesse sofferenze blasfeme. Soltanto, non hanno freddo ai piedi. Da lì comincia la ricchezza.


Parole vane

No Comments »

L’alba aveva il sapore di una carezza violenta. Era cemento scavato da braccia spesse. Coltre di vento che spazzava il cielo. Il velo di una bimba araba si affrettava sul selciato. Il sacro palazzo sbuffava di sale in un cielo terso. Io mi chiudevo sospettoso sotto gocce di vernice. Perdevo gola e sangue fra riarsi dubbi. Poi lasciavo che fosse la stanchezza a consolare le mie membra sfrante. Parole vane. Ascoltate a lungo. Una porta chiusa nella profondità dell’animo altrui. Non rimaneva che uno sguardo innocente. Inseguiva incrollabile la mia voce. Nutriva la speranza. Poi naufragavo a notte, fra onde fuggiasche.


Odia un uomo

No Comments »

Eleonora mi aggredisce pensosa. Odia un uomo. Lo accusa con parole volgari. Tradisce il desiderio di amare. Veste un’aggressività meschina. Non la sapevo tanto violenta. Si nasconde fra le debolezze di un amico. Racconta opache menzogne. Rivela un astio minaccioso. Cercherà vendette notturne. Si racconta con vergogna. Costruisce un dialogo impossibile. La incoraggio senza convizione. La superficialità percepita vorrebbe farmi ammutolire. Il sonno incombe, paralizza la contemplazione di un futuro morto. Il caotico fumo della noia la accarezza. Una pungente umidità ne scolora il trucco. Nasconde fra occhi sabbiosi uno zolfo luciferino. Implora una tradita missione di piacere, poi piange.


E mi fermo esausto

No Comments »

Ignoro che ora sia. Un riflesso indaco ha turbato l’uniformità grigia dell’orizzonte. Non ricordo da quante ore vago sull’asfalto. E’ punteggiato di pietre emerse. Il centro della città è la periferia fumosa della mia coscienza. Il solo contatto rimasto con l’incompresa animazione dell’intorno. Un freddo sottile ha attraversato la carne, turbando un pensiero insostenibile. Il peso del corpo sulle gambe. Mi immergo muto nel fosco calore della sala colma di persone. E’ un deserto di estranei manichini animati e falsamente sorridenti. Parlo con pareti vellutate, mi abbandono al cigolante monologo del debole tappeto di legno sottostante. E mi fermo esausto.


Vedono il nulla

No Comments »

Invidie e pretesti. Piccoli capi rincorrono gloria vana. Si ostacolano, si mordono come stupide prede in gabbia. Soffocano stuoli di servi. Guardano bestialmente all’odore del sangue. Vedono il nulla. Qualcuno, incerto, li segue. I più semplicemente li sopportano. Il disprezzo li racchiude: non comprendono la legittima rabbia, il conato immobile degli inermi. Il prezzo da pagare sarà altissimo. Basteranno pochi violenti a soffocare il desiderio di libertà. Ma quando le istituzioni escono dal loro corso, i cittadini se le riprendono. Nulla è scritto, eppure tutto è prevedibile. Qualcuno tirerà sassi, senza capire che la parola è riappropriazione. Il tempo ci guarirà.


Morte parole lucide

No Comments »

Giuliana mi attende sotto la pioggia. Si affretta seria verso un ristorante affollato. Orde di turisti circondano la nostra intimità. E’ un lungo riavvicinamento. L’antica ruggine pare essersi dissolta. Ha scritto parole intense, che grondano emozione. Provo a raccontarle di me stesso. Mi incuriosisco del suo vissuto. Da mesi non lo lambisco. Ha abbandonato la politica, è rientrata in se stessa. Ora mi appare più matura e sapiente di quanto già non fosse. Non nasconde una comprensibile fierezza. Ci riconosciamo ancora una volta. Fiori non sbocciati. Membri disillusi di una generazione tradita. Siamo calici colmi di vino. Morte parole lucide.